Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/139

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labria, e parte della Campagna Felice, per ridurre tutte


       Lo smisurato accrescimento del foro nel tempo de’ vicerè proveniva da male cause e da’ nostri danni; però le nuove condizioni alla lunga menavano a impoverirlo e a correggere. Ma, pria che il facessero, indirettamente guastaron l’opera loro, s’altro non fosse, con accrescere la giurisdizion comune, la cui sede era in Napoli massimamente, e vi richiamava e facea numerosissime le liti poco men che prima. Di che infinito fu il numero de’ nostri giureconsulti, e sì nel foro che nelle cattedre; se non che, s’ha a far distinzione tra gli uni e gli altri, e tantopiù che fra loro fu gran dissensione. I forensi, piuttosto che giureconsulti, erano avvocati; dappoichè, ritolto al foro chi come scienza amava la giurisprudenza e chi, anzi che al dritto, inchinava a’ rinnovati studi della filosofìa e delle scienze sociali, vi restaron que’ soli che, dall’utilità infuori, niente altro veramente cercavano. Sicchè poco fecero costoro per la scienza, anche perciò che il cresciuto lusso della città avea fatto rara l’antica severità de’ costumi e intiepidito l’amore a cosi fatti studi, e che per l’immenso numero delle opere di pratica interpetrazione e per rinnovamento dell’Andrea e del Gravina, non si potea più dalla pubblicazione di simiglianti fatiche sperar fama nè lucro. Frattanto teneano le cattedre gli eruditi che la costoro opera seguitavano, Rapolla, Cirillo, Maffei, Fighera, Fimiani e parecchi altri; veramente, per il gran gridare erasi fatto contro alla barbarie de’ curiali e tanto che al fine si credette che l’innovamento stesse nella forma ed in un estrinseco ordine. Gli scritti loro, che son moltissimi e per lo più eleganti instituzioni di dritto, par che altro scopo non abbiano se non di espor bene le cose e ordinarie e partirle, che se ne tolga l’antica confusione. Tuttavolta non di rado fu veduta molta destrezza e molto acume di critica storica, principalmente nelle scritture giurisdizionali, che in quella stagione di rinfrescate contese fra il sacerdozio e il principato furon caldissime e agitate da uomini di singolar dottrina. Riserbandoci a parlar più giù delle opere scientifiche di dritto e di legislazione, non ci resta qui a dire se non che la scuola erudita, non altramenti che l’altra pratica, andò di mano in mano inchinando col secolo, di mod cheo alla fin di esso quasi era cessata.