Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/158

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grascia. Quel che poi apparteneva al politico, lo ritenne

    raccontano le storie del mondo, e fa compiuta da Ruggiero primo Re.
       Imposto freno alla immoderata potenza de’ Baroni, liberata la pastorizia da molte gravezze, un paese che pochi anni innanzi conservava i segni della conquista e della schiavitù, vide le sue armate correre il mare, imporre leggi a’ regni di Tunisi, di Tripoli, di Algeri, assaltare l’imperadore d’Oriente nella città capitale del suo Stato, correre a liberare il pio Luigi di Francia dalle mani de’ Saracini, e sottometiere Corfù, Atene, Tebe e Corinto. Non fu Principe di quella età che superasse Ruggiero per forze marittime, da lui in ispeciale modo accresciute e protette, creando a tal uopo l’uffizio del grande ammiraglio ad esempio di quello di Costantinopoli, supremo uffiziale della casa del Re, che dopo il contestabile, sedeva alla destra del Re, che aveva potestà di creare i vice-ammiragli delle province, che presedeva alla costruzione ed alle riparazioni de’ legni della marina reale; alla tutela de’ porti, e delle leggi navali. Si videro sotto il regno Normanno animati da continuo concorso i tanti porti dell’Adriatico, Viesti, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Giovenazzo, Bari, Monopoli, Mola, Brindisi, Gallipoli, Otranto e Taranto un foro privilegiato stabilito in Napoli; come in Salerno, in Messina, in Palermo per giudicare le controversie con ispecial procedimento, e finalmente introdotte le arti della seta, che primo in Italia condusse Ruggiero facendo venire dall’Oriente i lavoratori e gl’ingegni per quelle manifatture. La grandezza di Amalfi che fino dal VI secolo aveva levato grido nel commercio, crebbe nella maggior potenza sotto questi primi Re. Chiamati a parlare delle cose speciali di Napoli, non è questo il luogo di mentovare le tavole amalfitane, che tante vive discussioni accesero fra gli eruditi de’ secoli più vicini a noi, che furon giudicate in que’ tempi la regola scritta de’ traffichi, nè quella compilazione di leggi marittime della città di Trani della quale ha ragionato con tanta accuratezza il signor Pardessus. Il numero de’ legni che sotto il primo e il secondo Guglielmo componevano le armate che costoro spedivano, tutto che paresse esagerato da alcuni storici moderni, è contestato dagli scrittori più fedeli di quella età napolitani e stranieri, Ugone Falcan-