Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/187

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zii, de’ gentiluomini, e de’ militi. Oggi ogni nobile va col nome di Cavaliere; e credo bene che da questo sia de- giarono le sue virtù, di modo che, morto nell’834, rizzarongli inj memoria del loro dolore un tumolo, dove in versi acrostici colmarono di eccelse lodi il suo egregio valore per avere respinto i Longobardi, ancorchè formidabili per forze di gran lunga alle sue superiori, e discacciatili di Atella e di Cerra. Sei mesi durò il reggimento di Leone figliuol di Buono, parche Andrea, che gli aveva dato in consorte sua figlia Euprassia, collegatosi con alquanti comiti napolitani, soverchiò la gioventù del genero, e tolse il luogo di lui. Ma anche egli fu rimeritato di pari sorte. Sicardo, succeduto a Sicone nel principato di Benevento, mosse i suoi Longobardi contro di Napoli, come colui che ad ogni modo voleva riscuotere l’annual tributo, rifiutato da Buono. Per incutergli spavento Andrea s’indirizzò a’ Saracini, sollecitandoli di compatir con una flotta nelle acque del golfo. Bene s’appose; perchè Sicardo restiuì i prigionieri, e conchiuse una tregua di cinque anni. I quali essendo decorsi, e fattosi nell’intervallo del tempo assai poderoso e temuto, ritornò a’ danni del Duca. Questi implorò soccorso dall’Imperator d’occidente, e Lotario I gli ebbe incontanente mandato Gontardo, cavalier francese, con un pugno di militi; i quali se non poterono ribattere le offese di Sicardo, tornarono abili a fermare una pace all’836. Quel Gontardo per nuova richiesta ritornò in Napoli, ma questa seconda volta covando perversi pensieri: avuto in moglie Euprassia, vedova che fu di Leone, si pose a parteggiare pe’ nemici dì Andrea, ed ogni dì più crebbe in insolenza od ambizione; perchè ordita una congiura, uccise il suocero suo benefattore, e s’impadronì del Ducato. Era l'anno 843 allorchè questo attentato accese l’animo de’ Napolitani alla vendetta: tra loro, essendo tutti indignati, non era alcuno che si potesse porre a capo della rivolta, l’uno all’altro contrastandone il merito e la lode, quando a cessar l’onorata gara comparve tra li folla un eremita, stringendo cun una mano un’asta, in cima alla quale pendevano le vesti insanguinate dell’ucciso Andrea, e recandosi con l’altra il giovinetto Sergio, figliuol di Leone e di Euprassia, che egli nei precedenti tumulti avea salvato nelle catacombe di S. Gennaro, là dove si apriva la valle degli Eumelidi. Quell’apparizione fu come