Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/198

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 200 —

che formano il numero di ventinove che rappresentano le

    bo, rinvigorito dalla calda stagione, e dalla intemperanza dei soldati tedeschi. Cominciarono a morire in grosso numero; medesimamente ammalatosi l’Imperatore, si sconfidò dell’impresa: laonde, rubato ed arso il contado e l’agro napolitano, fu costretto di levar le tende, lasciando a Salerno la moglie Costanza, ed il nome di Ghibellino, già provvenuto in Italia per le note fazioni della Germania, a tutti coloro che seguiron la parte dell’Imperatore. Napoli fu molto aggradita ed encomiata da Tancredi, ed Aligerno, ricusato per sè ogni onore, n’ebbe in pro del fratello la Contea di Fondi. Non però il Re depose la spada, essendo che gli fu mestieri di punire i ribelli, e cacciar via i Tedeschi dal Reame. Ricordasi per ultima virtù di lui, che i Salernitani, come quelli che intendevano a ricuperar la sua grazia, gli proffersero l’Imperatrice Costanza, presso di loro rifuggita, ed egli, innanzi che dimandarle ragione dell’ostinata guerra onde lo travagliava, la mandò onoratamente al marito in Alemagna.
       Ultimo de’ Re Normanni fu il fanciullo Guglielmo III, che al 1193 succedette al padre. In Napoli si sparse un terrore alla fama delle crudeltà che Arrigo veniva commettendo nelle province, quando, udito la morte del suo temuto emulo, vi ritornava assetato di vendetta. Di vittoria in vittoria l’Imperatore percorrendo le nostre contrade, le sottomise di leggieri alla sua signoria. La madre del picciol Re riparava co’ suoi in un castello di Sicilia; il qual non potendo Arrigo espugnar per forza, ricorse al tradimento. Giurò innanzi alla Corte di rispettar la vita de’ Reali, promettendo alla vedova Regina il Contado di Lecce, ed al fanciullo il Principato di Taranto. Così caddero in poter suo, e l’infelice Guglielmo nel Santo dì del Natale di quell’anno, venuto a’ piedi di Cesare nella Reggia di Palermo, depose nelle sue mani quella corona che la forza delle armi gli strappava dal capo.
       Lo stabilimento della Monarchia recò grandi riforme nelle nostre contrade. Ruggiero s’impose il tìtolo di Re di Sicilia, dove fu coronato, di Duca di Puglia, tenero di quella regione ove i Normanni avevan cominciato le loro imprese, e di Re d’Italia; come pure si chiamavano tutte le terre nostre di qua dal Tevere: poi instituì, ad esempio di Francia, d’onde traeva origine, sette