Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/247

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       La caduta del Romano Imperio involse fra le proprie ruine anche la gloria delle sue armi. Le sue viiioriose legioni, acquistati i vizii stranieri, dapprima oppressero la repubblica, e poscia violaron la maestà della porpora. L’epoca della vera decadenza degli eserciti imperiali rimonta alla pubblicazione di quella legge dannosa e fatale che ne tolse a’ senatori il comando. Si estinse allora nell’animo de’ patrizi e de’ più illustri Italiani, lo stimolo della gloria, e l’ambizione, l’infingardaggine e la trascuranza resero la soldatesca turbolenta e senza disciplina. Questi disordini troppo nocevoli alla dignità ed all’unità dell’Impero, riempirono gli eserciti d’uffiziali e di comandanti stranieri, barbari, o schiavi in origine, e che prepararono a poco a poco la desolazione della nostra bella penisola!
       Nell’undecisimo secolo taluni Normanni, de’ quali si è già fatta parola, liberando il paese confinante collo Stato della Chiesa, non che quello di Sicilia dall’oppressione de’ Saraceni dopo dugento cinquant’anni di costoro dominazione nell’Isola, ed in quello di terra ferma dalla Greca e Longobarda prepotenza, lo ressero per qualche tempo con gloria, sostenendo, decorose guerre contro i Goti, i Longobardi, i Saraceni ed i Greci. Dipoi, allorquando si compose la Monarchia delle Sicilie, essi Normanni, guerrieri tutti, riuniron gran numero di loro nazionali, e formarono delle truppe che valorose pugnarono contro Rainulfo di Avellino, Roberto di Capua, Federico I e Comneno Imperador d’Oriente; così, per mare e per terra, valsero a tenersi fermi nel loro conquisto, finchè non vennero gli Svevi con Arrigo VI, nipote di Barbarossa, a succedergli. Passata la Monarchia sotto questa seconda dominazione, vidersi gli eserciti riboccare di gente non nostra, come Svevi, Normanni, e debellati Saraceni fino al 1266, quando ne’ campi Palentini l’esercito dell’ultimo Svevo fu rotto. Trasse poscia con se Carlo I d’Angiò non poche milizie francesi, che unendosi agli Svevi rimasti nel regno, moltissima confusione nell’esercito napolitano formarono. Al reggimento Angioino, succeduto quello Aragonese, pria nella Sicilia, per effetto della catastrofe del 29 marzo 1282, e poscia anche negli Stati di terra ferma, la Casa d’Aragona, nel lungo governo d’Alfonso, a tener depressa la nobiltà, ebbe d’uopo d’altri suoi nazionali; e quindi fece venire da Spagna altre armi ed ar-

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