Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/319

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che per antica arma della nostra cillà un cavallo senza

    negli oscuri ipogei, e nelle reggie de’ Cesari al finir del romano imperio. Non di rado vengon fuori dalle nostre scavazioni parecchie opere di arte, dove i belli concepimenti della mitologia esiodea ed omerica veggonsi trasformali ne’ più laidi mostri d’Egitto, ed in certe figure valevoli solo a metter in mostra l’ambage in che già s’invischiava la gente folle, prim che fosse immolato l’Agnello di Dio!
       Vicende Ecclesiastiche. Poichè l’umana salvezza erasi fermata in su le vette del Golgota, Napoli fu tra le prime città a ricogliere il frutto santissimo della Religione di Gesù Cristo, avendolo ella ottenuto fin dalla prima missione degli Apostoli deputati a propagarla; perchè quel raggio di vera luce divina dapprima ci venne dalla bocca di quel beatissimo Pietro che partitosi d’Antiochia quì mise il piede, quando volle trasferirsi in Roma, dove era chiamato a primo Vicario di Cristo. Quì prima ei si abbatteva in Candida ed in Aspreno nostri concittadini, i quali vivificava con le sante idee della vera credenza, e rigeneratili nelle acque del Battesimo, constituiva quello a capo della Chiesa Napolitana, consecrandolo ed investendolo di episcopali potestà. Siffattamente fummo noi annodati alla Fede del Salvatore nell’anno che volgeva quadragesimo quarto della nostra salute. E tal memoria ci fu tramandata da una tradizione fatta veneranda per costanza di parole e per lontananza di secoli, onde sarebbe assai temeraria cosa volerla recare in dubbio o contraddirla. Il Canonico Celano vorrebbe esser ciò avvenuto nell’anno quadragesimo terzo, ma senza indicarne la sorgente; epperò ci atterremo alla tradizione accennata.
       Aspreno e Candida, pieni l’animo di quel novello sentimento religioso, non furon tardi a communicarlo agli amici ed a’ più inchinevoli a risentirlo al pari di loro; ed in essi il Cristianesimo ebbe i suoi primi proseliti. Ed era de’ primi Cristiani come di coloro, che, occupato il pensiero in gravissimo arcano, mutati nel sembiante e negli atti, si andavan confortando a vicenda e stringendo in più stretta fratellanza, come in uno istesso instituto consociati. Ma l’unione di loro era da tener nascosta alla civil comunanza, che tuttavia era immersa negli errori degli etnici, il perchè i Cristiani stavansi celati e convenivano a comune preghiera