Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/45

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quadre, che più sicure riescono alla difesa. E questa fu fatta, essendo Vicerè D. Pietro di Toledo.

Oggi però vedesi ampliata da tanti borghi e così grandi,

    per le alture che ora diconsi di Pizzofalcone, e per quelle vicinanze. In questo modo verrebbe a togliersi affatto qualunque inverisimiglianza, che le congetture degli altri scrittori facevan cadere sul racconto di Livio, e Palepoli sarebbe una città altrettanto e forse anche più grande di Napoli antica, e quindi meritamente in essa risedeva il governo dell’intero Comune. Come poi e quando del nome di Palepoli si perdesse la memoria, e la somma delle cose, come dice Livio, passasse in Napoli, non possiam dire con precisione per mancanza di storici documenti. Possiam solo congetturare, che ciò avvenisse forse poco dopo la dedizione ai Romani, allorchè i Greci videro il pericolo ed il danno, che lor veniva dalla situazione in cui stavano, e quindi cercarono di riunire dentro un solo rìcinto di mura l’intero Comune. Allora forse Palepoli fu in parte distrutta ed in parte lasciata come un’adiacenza suburbana di Napoli. Checchè ne sia del rimanente, certo e che alla venuta di Annibale in Italia il porto era nella dipendenza di Napoli, e nello stesso Livio non si fa più parola di Palepoli. Certo è pure che il sito da noi assegnato alla medesima non restava dopo una tal epoca affatto abbandonato e deserto. Ivi intorno all’era volgare vedevasi la celebre villa di Lucullo, e forse anche quelle maravigliose peschiere, che al loro autore fecero meritare il nome di Serse togato. Ivi pure esisteva senza alcun dubbio nel secolo V. il Castello Lucullano, nel quale le memorie del tempo ed i patrii scrittori ci ricordano tante chiese e così numerosi Monasteri da farlo supporre un Castello ben popolato, e di non breve estensione. Più, verso Napoli poi dal sito dove Santa Maria la Nuova fin dove è il Castel nuovo, e forse anche per buona parte di quel lato della nostra città che volge a mezzogiorno, distendevasi un amenissimo sobborgo, dove oltre alle private abitazioni dovettero esservi anche i Portici, nei quali Filostrato verso il terzo secolo dell’era volgare ammirava le opere più insigni del greco pennello. Ed in fatti i patrii scrittori ci han lasciato memoria di numerose reliquie di antichità in quel tratto rinvenute. Così il Martorelli ram-