Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/50

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del suo Polo è di gradi 39 e minuti 10; la latitudine gradi 41 e minuti 20.

    torio Palagio della signoria, il Foro per la trattazione de’ pubblici negozi, il Portico per i concilii, e non manca chi vi noti pur le Prigioni. Ciò sarebbe bastato al decoro d’una piazza di qualunque splendita città; ma Napoli era la contrada delle eleganze e delle ricchezze, d’onde il territorio trasse forse negli antichi tempi il nome di Opicia; il perchè, oltre gli edifizi notati, sorgevano quello stesso luogo i marmorei templi; de’Dioscuri e di Cerere, ed uno de’ più capaci ed ornati teatri dell’antichità.
       Degli edifizi qui nominati puoi trovar qualche avanzo nelle due colonne rilevate dal prospetto del tempio di S. Paolo, e ne’sotterranei di S. Lorenzo e della prossima chiesa di S. Gennaro all’Olmo, allo sbocco de’Librai, E se hai vaghezza di osservare alcuna ruina dell’antichissimo molo, guarda giù alle Rampe del Ss. Salvatore, e vedrai un muro di pietre di lava, larghe ben sette palmi, e connesse senza cemento, proprio di quel cortiletto che risponde alla faccia meridionale delle grandi sale del Museo di Zoologia, fin dal 1843 compito con tanto decoro ed utilità della scienza.
        Le quattro parti della città eran suddivise in vie minori, le quali dagli antichi e da noi sonosi addomandate vichi o vicoli. Questi toglievan nome dagli edifici cui menavano, o da forestieri che vi avean dimora, o da alcun cittadino più notevole: alcuni di essi son detti oggigiorno così come duo mila anni ha. Ciascuno de’ quattro rioni aveva un qualche principale e pubblico edifizio; il teatro nella regione Montana; il tempio di Mercurio e di Esculapio nella Campana; il ginnasio, le terme ed il tempio di Ercole nell’Ercolanense; il Porto e il tempio di Vesta nella Patriziana. Nella regione Pavezia, o Montana son ricordati questi cinque vichi; Vicus Theatri, detto oggidì de’ Cinque Santi, il qual da S. Paolo pon capo alle Antigaglie; ed è qui che tuttora si ammirano due maravigliosi avanzi in opera laterizia dell’antichissimo teatro dove Claudio Cesare vestito in fogge greche, si piacque assistere alla rappresentazione di una sua tragedia; e dove poco appresso Nerone, in divise istrioniche, bramò nel suono e nel canto concorrere a quel plauso di che non gli furono avari gli arrendevoli Napolitani, Vi-