Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/80

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città se non quello che più sa del perfetto e dell’ameno; che però la terra li dà frutta d’ ogni sorta immaginabile ed in quantità, e saporitissimi al senso; li frumenti e le biade sono in abbondanza, ed anche di sostanza in modo che stimasi per gran castigo a Napolitani, che forse ingrati, insolentiscono nella felicità, quando si sente qualche poco di penuria.

De’ vini ve ne sono d’ogni sorta che si può desiderare e bianchi e rossi; ne vi è gusto umano, che non possa trovare da sodisfarsi nella qualità ch’appetisce; ne se n’assaggiano forestieri se non per curiosità o lusso d’alcuni che vogliono dimostrare di bere liquori ch’ abbiano del pellegrino.

La pietra, che poi ha Napoli per gli edificii, è mirabile, e leggiera facilissima a tagliarsi e durabile; ed in ogni posta di pietra s’alza un palmo di fabbrica. È una pietra poi in cui pochissima breccia fa il cannone, come si vede nelle muraglie della marina tocche da migliaia e migliaia di cannonate in tempo de’ tumulti popolari.

Le acque poi han tutte quelle condizioni che ponno dichiararle perfettissime: e però molti e molti de’nostri Napoletani lascian di bere vino. Vi sono pozzi che noi chiamiamo formali, che danno acque così fredde nell’estate che paiono poste alla neve. Degli acquedotti poi ne parleremo a suo tempo, essendo maravigliosi.

L’aria e così temperata, che niente più; e quel che più è d’ammirazione, che in una città ve ne è confacevole ad ogni sorta di temperamento; perchè ve ne è sottile e meno sottile, grossa, e mezzana ed altra così

    che sorge alle ore 4 29’ per tramontare alle 7 1’ nel solstizio di state, nasce e tramonta a 7 25’ ed a 4 8’ in quello d’inverno, quando negli equinozi levasi alle 5 e si corica alle 6 con differenza di soli due minuti primi.