Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/99

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 101 —

con Romani nel tempo de’ Consoli; poi soggiacque agli

    ammiravan giovani robusti e leggiadri, meritevoli di encomii in patria e fuori, come avvenne a quel Melancoma celebrato da Dion Crisostomo e da Temistio qual disprezzatore di sua bellezza, e pregiantesi della modestia solo e di altre virtù dell’animo. A Napoli muoveva Augusto per presedere alla pentaeteride da esso istituita, dove i primi ingegni concorrevano a gara per ricevere la palma musicale e la poetica, come avvenne al padre del nostro Papinio. A Napoli Claudio compariva nel ginnasio adorno di aurea clamide e coturni; e nel teatro rappresentar faceva una commedia da lui composta per onorare la memoria del fratello. Napoli fu da Nerone prescelta come città greca per gli studi fiorentissima delle arti belle, quando gli piacque di far ammirare al pubblico la sua voce in più giorni. Egli non lasciò il suo canto, tuttochè il tremuoto crollasse il teatro, ed incoraggiato da quello sperimento, trasse a cantare in Grecia, e reduce in Napoli, non per le porte volle entrarvi, ma, a guisa degli olimpionici, per le mura appositamente diroccate. Anzi cinquemila giovani validissimi scelse dall’ordine equestre, perchè divisi in fazioni lo avessero con rumor di tegoli applaudito; onde si dimostra quanta fosse anche allora la nostra popolazione. Chè non potendo egli nè in Roma nè in Grecia trovare allo stesso fine sì numerosi adolescenti, fu obbligato di confidar la sua gloria musicale a cinquemila, soldati che, col nome di Augustei, lo avessero acclamato. In Napoli finalmente altri Imperatori eziandio non isdegnarono di far da agonoteti, da ginnasiarchi, e da demarchi, come si legge di Tito e di Adriano.
       Gellio venuto in Napoli verso que’ tempi con Antonio Giuliano, ebbe ad osservar che non pure i mediocri cittadini, ma i più doviziosi ancora si esercitavano a declamar co’ maestri in latino ed in greco, per andar poi ad esercitare l’arte forense a Roma.
       Filostrato, a’ nostri lidi approdato, descrive i Napolitani come cortesi oltremodo e dediti più che altri mai alla letteratura ed alle arti belle. Egli passeggiava un portico ornato splendidamente di marmi e fornito di suppellettili sontuose, fra le quali andava ammirando una scelta di tavole de’ più famosi pittori, e ritrovava uomini che studiavano ne’ profondi argomenti di quelle tratti da Omero. Destavagli sopratutto l’attenzione un giovanetto decenne,