Pagina:Novella di Dioneo e Lisetta.djvu/12

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

6

conseguire, nè altro che forse pietà appo coloro agli orecchi de’ quali questo mio amoroso e fortunevole caso perverrà. Ma hollo fatto e per isfogar in parte la passione nell’animo mio da giustissimo sdegno conceputa, per le ingiurie da colei ricevute, la qual amando io non meno che la propria vita mia, a morte quasi mi condusse; e perchè, a giudizio mio, a niuno, o a pochi, simili accidenti a’ giorni nostri son accaduti. E chi negherà che questa mia picciola fatica non possa quando che sia ad alcuno e diletto e utile recare? certo niuno: conciossiachè la lezione degli accidenti passati spesse volte faccia cauti i viventi di quegli che possono avvenire. Sarete adunque contenti, o lettori, in iscambio di mercede, di pregare colui, la cui potenza è senza fine, che me e voi guardi dalle insidie delle malvagie femmine, la cui pessima natura, per esserne il mondo oggidì più che mai pieno, non piglierò al presente fatica di narrare, ma come male impiegato fosse l’amore d’un valoroso giovane in una perversa e misleale femmina, ed in qual guisa l’arte dall’arte schernita rimanesse, mi piace di raccontare: acciocchè i seguaci delle donne