Pagina:Novelle lombarde.djvu/111

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103

La conobbe Fernando; dall’alto
     Cader videla, e più non frenossi:
     105Gonfio è il lago — Che importa d’un salto
     Ei si lancia fra i gorghi commossi,
     E là drizza ove, scossi dall’onde,
     108Mira i veli e le chiome sue bionde.

Quanti seco venian nel naviglio
     Di spavento levarono un grido.
     111Del guerrier, della bella al periglio
     Molta accorse la turba sul lido:
     Qua, battelli, qua corde; — ma tutto
     114Rende vano lo sdegno del flutto.

Pur Fernando alla cara si spinge.
     Che lo vede, il conosce, ed ansante
     117Col vigor moribondo si stringe
     Contro il sen dell’intrepido amante:
     L’onda avversa con forza egli tiede;
     120Ma una spiaggia ove approdi non vede.

Ingrossando più sempre, il maroso
     Gl’irti scogli del lido flagella.
     123Già il meschin, per lei sola affannoso,
     Vinto cede all’infausta procella —
     Dalla riva odi il prego dei morti
     126Suffragar gli annegati consorti.

Come il mite dell’alba respiro
     Appianò l’agitata laguna,
     129Tutti afflitti alla spiaggia rediro
     Compatendo all’indegua fortuna.
     Fur trovate le salme là dove
     132L’aura i rami a quei salci commove.