Pagina:Novelle lombarde.djvu/257

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ma più il divertirsi; che il nostro anno ha perduto la primavera, e la nostra primavera le rose, che, entrata quella, per non dir altro, benedetta manìa

    I tempi vennero dell’ansia febbrile e del dolore! Nei poveri Veneti che avversavano i Francesi e le loro idee, si stimò troppo di vedere odio al progresso e alla libertà, e non si riconobbe l’amore alla propria indipendenza. Che il Tornieri sia stato ingiusto talvolta, che inimicizia a certe idee lo abbia gettato nelle braccia del passato, ne sentiamo dolore; ma non possiamo dimenticare le seguenti parole sue: «1796 3 luglio... Non scrivo le memorie d’Italia, ma è ben che si sappia che, dal fin d’aprile al di d’oggi, i Francesi, ossien gli Unni, hanno rapidamente inondata mezzo l’Italia, senza che un sole italiano pensi a resistervi. Gran cecità! gran castigo di Dio! Finora non son giunti in Vicenza, ma tutti tremano. Che mai diranno le istorie dal valore italiano che una volta conquistò tutto il mondo cognito e scoprì l’incognito.
    L’anno seguente (eravamo in piena repubblica) in occasione della festa del Corpus Domini, la municipalità provvisoria proclamava al popolo che la Macchina Nazionale della Rua, implicito emblema della sua natural libertà i deposti, gli usurpatori de’ suoi diritti l’avevano tollerata, perchè sapevano che esso popolo non ne conosceva il mistero. Il Tornieri protestava la verità; ma la sua voce non saliva tanto alto da superar quella dei nobili demagoghi della municipalità provvisoria. Udiamo la descrizione ch’egli fa della festa di quell’anno:
    Cominciò a ore 13 2/4 la povera processione tutta spoglia di argenti e di livree, senza i collegi de’ Dottori, Medici, ecc., perchè aboliti. Precedava il Pantalone vestito comicamente con un abito da Tartaglia. Dietro subito il baldacchino, il gran vessillo della libertà spiegato che ombreggiava i municipalisti vestiti colla solita sciarpa. Seguiva la nuova nostra truppa civica di circa cento soldati; e dopo di essi venivano le Arti, ognuna delle quali, deposto lo stendardo del loro santo protettore, portava quella della libertà.... A quindici ore fu levata la Ruota, sfigurata in quest’anno buffonescamente, perchè in luogo dell’arma della città, eravi mal dipinta una figura della Libertà; in luogo del san Marco, un gallo dipinto alla peggio: ed era la Ruota sormontata da un pileo della Libertà. I ragazzi sulla Ruota ondeggiavano bandiere tricolorate; e sopra le urnette erano scritte le due voci