Pagina:Novelle lombarde.djvu/271

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dialetto milanese, e insieme molte usanze del nostro paese.

I Milanesi (cosa che più non farebbero) preser parte e causa pel Parini, benchè fosse loro concittadino; e con pasquinate, dissertazioni, lettere, oppressero il povero Branda, che male a quella tempesta opponeva i riboboli fiorentini ed una lingua certo colta, ma affettata. Restò dunque, da tante scritture provato questo bell’assunto, che il dialetto milanese è buono quant’altri, onorevole, maneggiabile, e che fanno benissimo i signori nostri a servirsene a tutto pasto. Buon pro faccia!

Questo narrai perchè la battaglia a vantaggio di esso dialetto fu sostenuta a nome della Magnifica Badia. Le altre comparse di essa erano splendidissime, come il Parini stesso ebbe a raccontarci in occasione della festa che diedero nel 1771 per le nozze dell’arciduca governatore con Maria Beatrice d’Este, che gli portava in dote nientemeno che i ducati di Modena, Massa e Carrara, affinchè si continuasse l’antica divisa epigrammatica ma non offensiva;

Bella gerani alii; tu, felix Austria, nube;
Nam quæ Mars aliis, dat ibi regna Venus

«Tutta la mascherata (racconta dunque il Parini), tutta la mascherata era o a cavallo o sopra carri vagamente inventati e dipinti, o in carrozze e calessi scoperti di ogni genere, e tutti con ornamenti caratteristici della rappresentazione.

«Precedeva il corriere della Magnifica Badia, seguito da una squadra d’ussari che servivano di vanguardia alla marcia: e dopo questi veniva il portiere