Pagina:Nuovo discorso proemiale letto nell'Accademia di Filosofia Italica (Mamiani).djvu/17

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ogni tratto contra il Genio italiano. Ma che peccato d’orgoglio è mai innamorarsi della sua luce e dell’ineffabile sua maestà e grandezza, ed anche umiliato e caduto, ravvisarne le schiette sembianze ed averle per venerabili sempre e dilette al cuore, e da questo angolo della patria comune gridare con voce non timida ai prossimi e lontani concittadini: svegliatevi, risorgete e quello che il nostro tenue intendimento non osa nè insegnare nè compiere, assumete e compite voi o forti e liberi pensatori del Bel Paese? Io per me sento bene di dovermi stare fra i minimi; [Ciò farà l’autore sino alla morte.] e ciò non pertanto, insino a quell’ora che il gelo di morte avrà freddata e chiusa per sempre la bocca mia, giuro che mai non cesserò di esortare ogni robusto e meditativo ingegno della Penisola a fortemente applicarsi a quelle filosofiche discipline di cui niuna età è più bisognosa della presente e niuna nazione è più capace di questa nostra. Così fossemi conceduto arbitrio ed abilità di dar figura ed anima all’Italia stessa e sulle auguste sue labbra crescere suono e valore all’esortazioni e ai consigli. [Desidera la facondia del Tasso e perchè.] In me fosse almeno porzione alcuna di quella efficacia e magniloquenza di concetti e di stile con che il Tasso non peritavasi di far parlare la grandissima e potentissima Roma e alle sentenze argute ed artificiose di Plutarco indurla a rispondere con vittoriosa facondia.

§ XIX. Nel qual supposto io vorrei che il general sentimento delle parole d’Italia fosse in termini tali o in altri poco diversi.

[Men desiderabili i tempi oscuri che gl’infelici.] Io non così mi dolgo, o mie genti, de’ tempi infelici e pieni di sangue e di servitù, che ho trascorsi, come de’ silenziosi ed inerti. Perchè di questi è compagna senz’altro la viltà e l’oscurezza, dove con la somma sventura somma gloria si può congiungere. E a me che due volte ho disteso l’imperio ai confini del mondo e la fama ho prolungata poco meno che ai termini dell’eternità, [Insopportabile agli italiani il non primeggiare.] e in ogni perfezione civile e in ogni titolo di maggioranza e di lode ho toccata la cima, diviene oggimai importabile il vivere senza onori sovrani e non primeggiare per alcuna eccellenza e grandezza fra le nazioni. Ma pur troppo a queste non è malagevole cosa