Pagina:Nuovo discorso proemiale letto nell'Accademia di Filosofia Italica (Mamiani).djvu/18

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[Malagevole agli altri superare il presente, a noi pareggiare il passato.] il superar se stesse e riuscire migliori e più assai gloriose d’ogni loro passato; a me invece il tornare quello che fui si fa impresa difficilissima ed è speranza quasichè temeraria; e d’altra parte mi reca tedio e passione mortale il sempre vedermi scaduta e sì disuguale da me medesima.

§ XX. [Le antiche memorie ci rimproverano sempre.] De’ quali sentimenti, e del qual dolore io credo voi tutte partecipi, o mie discendenze, quante almeno vivete nel suolo patrio non degeneri ancora e non tralignate affatto dall’eroica mia stirpe, e non tanto mutate dall’infortunio, dall’indolenza e dalla fiacchezza che più non vi accada di riconoscere le sembianze di vostra madre e i testimoni del suo gran nome. Per fermo, possono bene i pastori della Siria e della Caldea, possono i Cofti infelici e i raminghi Berbèri pasturar le lor mandre fra le solitarie ruine di Palmira e di Persepoli e fra i giganteschi avanzi di Dendera e di Tebe o fra i diroccati peristilii di Cirene e di Tolomaide, senza avere intelletto di quel che mirano nè senso e memoria di quel che calpestano. Ma la pace e il riposo di una sì fatta ignoranza e d’una sì misera insensataggine non è conceduta a voi, miei figliuoli, le cui sventure ed umiliazioni sempre vi tornarono più pungenti e afflittive per la incancellabile rammemoranza degli avi vostri e per l’imbattervi ad ogni tratto ne’ lor monumenti seminati sopra ogni via ed avere continuo negli occhi le tracce e i segni di loro sapienza e bontà e del non pareggiato valore e della non insolente fortuna. Anzi io veggo apertissimo e in tutto l’animo me ne conforto che [Intendimento degl’italiani.] vostro intendimento sublime e incrollabile si è di ricondurmi ad alcuna altezza non troppo inferiore alle già possedute e pur tale che debbano le universe nazioni, ammirate ancora se non soggette ed isbigottite, ossequiarmi altamente e sclamare col mio poeta: salve parens frugum Saturnia tellus, magna virum. [Difficoltà estrema di prevalere in checchessia.] Ma in quel modo che io sono meglio di tutti voi consapevole e sperta delle mie andate virtù e maggiorìe, conosco altresì molto meglio di tutti voi quanto sia duro e laborioso e dai destini e dagli uomini venga avversato e difficultato il proponimento vostro di cingermi alcuna corona di mondiale primazia.