Pagina:Occhi e nasi.djvu/113

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pranzo, come tutti gli altri giorni, ma non mangia nulla. Vorrebbe stordirsi col bere; e invece, dopo aver bevuto, si sente più in sè di prima.

Ha il tremito addosso, ha l’agitazione febbrile nell'anima, e dice a tutti sorridendo:

— Credetelo, sono tranquillissimo, non sento nulla, proprio nulla, nulla, il gran nulla!

*


Suonano le sette e mezzo della sera.

Gli artisti sono tutti nel camerino a vestirsi.

L’autore novellino, cogli occhi smarriti e colle mani di dietro, passeggia in su e in giù per la scena, come un orso bianco nella sua gabbia.

Di tanto in tanto mette il capo nel camerino del capocomico che sta truccandosi, e gli domanda:

— Come anderà a finire?

— Caro mio, la scena è un mare instabile. Ne ho visti tanti cascare! Quel che c’è di buono, egli è che di fischi non si muore.

— C’è dunque anche il caso d’esser fischiati?

— Nulla di nuovo sotto il sole! Io però spero bene; perchè, vede, lei fra le altre cose, ha la fortuna di aver dato la sua commedia a una compagnia simpatica e ben vista dal pubblico; e questo vuol dir molto.

— Però il pubblico di questo teatro mi pare qualche volta anche troppo severo.

— Severo, no: dica bisbetico. Vede come si porta con me? Io, non faccio per dire, sono il