Pagina:Occhi e nasi.djvu/143

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— Per carità! non toccate codesto tasto! non inacerbite la piaga!...

— Mio Dio! mi fate paura! È forse malata?

— Peggio! — replicò Vittorio, cacciandosi le mani nei capelli.

— Mor.... ta?...

— Peggio! —

Vi furono due minuti di silenzio: poi Laura, esitando, domandò quasi sottovoce!

— Ditemi, Vittorio.... e lui chi era?

Un mio antico compagno di collegio! un amico d’infanzia!...

— Infami! tutti così gli amici d’infanzia.

— Venne quest’estate a fare i bagni di mare. Figuratevi se, dopo tant’anni, lo rividi con piacere! Gli offersi una camera e un salotto in casa mia. Non voleva accettare, ma insistei tanto, che finalmente accettò. Lo presentai all’Emilia, e in poche ore, Giorgio diventò come uno della nostra famiglia. Pranzava con noi, la sera m’accompagnava al Club, e atte due dopo mezzanotte veniva a riprendermi per tornare a casa insieme....

— E com’è che arrivaste a scoprire?...

— Una lettera, che era destinata per lei, capitò disgraziatamente nelle mie mani..., e la luce fu fatta.

— Cioè?

— L’amico.... capito? l’amico d’infanzia..., l’antico compagno di collegio..., l’ospite di casa mia, col pretesto di un amore tutto platonico e spirituale, insidiava alla mia tranquillità..., attentava