Pagina:Occhi e nasi.djvu/170

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Alla fine suo padre, non potendone più, lo chiama in camera per fargli una gran paternale.

Durante il primo periodo della paternale, Beppino mastica di sotterfugio una susina secca. Al secondo periodo, si leva il nocciolo di bocca e facendolo sgusciare a forza fra le dita, lo tira nel naso a un Dante di gesso, che sta sulla scrivania tutto afflitto e melanconico, come un grand’uomo che comincia a noiarsi di far la figura di una figura di gesso.

Al terzo periodo, Beppino perde la pazienza e si mette a urlare:

— Basta! basta! la chiusura!...

— Che chiusura e non chiusura? — grida il patire infuriato. — Se m’interrompi un’altra volta, birba, monello, pettegolo, insolente....

— All’ordine! all’ordine — strilla Beppino, sonando a distesa il campanello di camera.

— L’ordine te lo darò io!... —

Ma in quel mentre che il padre fa per alzarsi, Beppino gli leva la papalina di capo, e mettendosela in testa per sè, dice con voce nasale:

— «Signori, il Presidente si cuopre e la discussione è sospesa».

Alla violenta scampanellata corrono in camera la madre, due cognate, la serva e il canino della signora; i quali, appena udito il racconto dell’insolentissima scena, sono presi tutti da tale indignazione, che si mettono a ridere come tanti matti.

Il canino, che non può ridere come gli altri, abbaia, e per dare una prova della vivissima