Pagina:Occhi e nasi.djvu/200

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bile de’ loro nuovi ospiti, che per prosopopea teatrale e per burbanzosa severità di sopracciglio, potevano misurarsi coi migliori artisti drammatici della scuola di Morrocchesi e di Domeniconi.

Che peccato! Quanti padri nobili e quanti tiranni da teatro diurno, rapiti senza pietà al palcoscenico, e seppelliti irreparabilmente nelle alte sfere politiche e governative!

Fra tutte le feste pubbliche fiorentine, la più bella e la più famosa era quella di San Giovanni.

Oramai sta scritto nei Calendarj ecclesiastici e civili d’ogni lingua, che San Giovanni Battista è il Santo patrono della città di Firenze; o almeno così se lo figurano i fiorentini, comecchè il Battista non siasi ancora degnato di far conoscere ufficialmente se abbia accettato o no il nobile e delicato ufficio.

Che cosa sono i santi patroni? Stando allo cronache del Paradiso, i santi patroni farebbero presso il trono dell’altissimo a pro de’ loro protetti, quello che su per giù fanno i nostri deputati per i loro elettori, presso il governo centrale.

C’è peraltro una differenza.

I santi per quel poco o per quel molto che fanno, si contentano di un vespro o di una messa cantata: mentre fra i deputati ce n’è qualcuno, che, oltre la messa e il vespro, gradisce volentieri anche una candela di cera fine. Mio Dio! si sa bene che in questo mondo non c’è sacerdozio senza i piccoli incerti di sagrestia.

Nelle grandi feste del San Giovanni, i divertimenti più belli erano i fuochi artificiali sul