Pagina:Occhi e nasi.djvu/202

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leggerezza e l’eleganza delle bighe, che vi pigliavalo parte, per il profilo non troppo greco degli automedonti e per l’ardore indomito dei corsieri, rammentava moltissimo i giuochi fescennini della moderna vuotatura inodora.

Quanto poi all’abbigliamento dei Cavalieri, nella corsa in giro coi fantini, non poteva immaginarsi nulla di più semplice nè di più estivo! Erano tutti in mutande di ghinea, quasi di bucato. Portavano in capo una berretta di carta fiorita: sulle spalle, una giacchetta di cambrì a colori: e in piedi, un paio di bigonciuoli da pompiere, pregati per quella fausta ricorrenza a far le veci di stivali alla scudiera.

E i cavalli? Poveri cavalli! mogi, tranquilli, composti, parevano tanti seminaristi di prim’anno davanti a Monsignore! Non c’era caso che dessero segni nè d’irrequietezza, nè di vano spirito nè di giovanile impazienza. Se avessero avuto una seggiola di dietro, si sarebbero messi anche a sedere.

Mentre aspettavano lo squillo della partenza, giravano in qua e in là la testa ceppicona e intontita, e guardando coll’occhio dilatato la turba variopinta e rumoreggiante, che si accalcava intorno sulla vasta scalinata dell’anfiteatro, pareva che dicessero nel loro muto linguaggio:

— Che sugo c’è a farci correre? Eppoi a questi caldi, e coll’appetito che abbiamo in corpo!... Ma che forse lor signori ci hanno presi per cavalli, sul serio? Da giovani, vale a dire qua-