Pagina:Occhi e nasi.djvu/226

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 225 —

mica animatissima, si vedevano sfilare al di fuori della vetrata le ghigne caratteristiche degli strozzini, che si fermavano un momento a guardare: e dopo essersi assicurati che i loro clienti godevano ottima salute, si davano una lunga fregatina di mani in segno di vivissima compiacenza e sfumavano via come ombre.


Usi e costumi dell’Elvetichino.


La società indigena del Caffè Elvetichino aveva l’aria di una famiglia, o di un convitto: tutti mangiavano, bevevano, e nessuno si dava mai il pensiero di pagare. Il padrone del Caffè, trovandosi onorato da tanta fiducia, non aveva che due maniere per mostrarsi grato: o segnare sul libro, o tenere a mento. Quando per caso capitava qualche novizio che, per ignoranza o per inavvertenza, pagava subito, se ne faceva uno scandalo che non finiva più. Lo stesso tavoleggiante, riportando al banco il vassoio coi quattrini dentro, diceva tutto mortificato al padrone:

— Quel signore laggiù ha voluto pagare per forza.

— Pazienza! — rispondeva il padrone sospirando, e correva subito nell’altra stanza per raccontare alla moglie, colle lacrime agli occhi, che c’era stato un signore che aveva voluto pagare. La moglie afflittissima si sfogava a raccontare questa disgrazia alla pigionale del primo piano; la pigionale del primo piano la raccontava a