Pagina:Occhi e nasi.djvu/233

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 232 —


E l’Italia politica generò Roma e i Romani, i quali, essendo bellissima e muscolosa gente furono rapiti dalle Sabine. E i Romani e le Sabine generarono la Repubblica, la quale, per mantenersi fedele a’ suoi principj, generò l’Impero.

E l’Impero, disfacendosi, generò il Papato e i Preti di Roma; i quali generarono Vincenzo Gioberti: e Gioberti generò Pio Nono, e Nono generò la Guardia civica e tutti gli altri malanni d’Italia.

E i malanni d’italia generarono il conte di Cavour, il quale, a Plombières, generò l’Italia nuova: e l’Italia nuova generò il bisogno di portare la Capitale a Roma, facendo una tappa a Firenze.

E così Firenze che nel 1859 era rimasta vedova, e novella Artemisia, aveva bevuto perfino le ceneri del defunto marito, passò in seconde nozze con un vagabondo che girava per l’Italia sotto il trasparente incognito di «governo italiano».

Firenze veniva di buona casata e aveva nel suo stemma gentilizio un giglio (da non scambiarsi col giglio della convalle e tanto meno col giglio della purità): il qual giglio, al tempo della Repubblica, era sostenuto ritto dalle zampe di piccolo Marzocco, animale pacifico, seduto sulle gambe di dietro, qualche cosa di mezzo fra il Leone d’Affrica impagliato e il barbagianni di nido.

Il secondo marito, che Firenze s’era rassegnata a prendere per marito provvisorio (come fanno tante) pareva nel fondo un brav’uomo: ma gli