Pagina:Occhi e nasi.djvu/53

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che dorme sempre, e che in casa non ha mai sonno! Credilo, amico mio, è la più gran disgrazia che possa toccare a una donna.

— E ieri sera?...

— Stai zitto. Ieri sera abbiamo avuto un santo dalla nostra. Appena andato via tu, è tornato lui. Se ti trattenevi cinque minuti di più, ti avrebbe trovato!...

— Ossia ci avrebbe trovati....

— Per carità non ne parliamo neanche. Mi vien freddo soltanto a pensarvi!

— Voglio credere che non avrà avuto in tasca la chiave di casa.

— La chiave ce l’aveva.

— Che imprudenza!

— Ma non era la chiave di casa. Gliel’avevo barattata.

— Giusto volevo dire. A una donnina, piena di giudizio come te, ti avrebbe fatto torto! Sono i primi rudimenti dell’arte del quieto vivere.

— Ti ricordi di quella famosa sera?...

— Pur troppo: ma un’altra volta, in un caso simile....

— Che cosa faresti?

— Rimarrei seduto al mio posto. Alla fin dei conti, che cosa mi potrebbe dire?

— A te nulla; ma con me! con me sarebbe il finimondo. È ombroso, sospettoso, geloso come una bestia! Fossi io almeno una donna da dargliene motivo!

— E novantacinque — grida il bambino, che ha finito di contare le teste calve della platea.