Pagina:Odi e inni.djvu/110

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
84 odi

               gli narrava i suoi primi anni Aretusa.
               Stette e guardò la patria terra, e disse:

odisseo                              Ahimè!
               95Che terra è questa? di qual gente? Oh forse,
               che ignora il bene e che gli dei non teme!
               Ad altra terra i così pii Feaci
               m’hanno condotto, e sì dicean, gl’ingiusti,
               di riportarmi ad Itaca serena.
               100Zeus li punisca! Or dov’io vado? e dove
               quelle molte ricchezze ora nascondo?
               Ma ch’io le conti, che non forse alcuna
               ne portin entro l’incavata nave.

                    Disse, e contava i tripodi squillanti
               105e i lebeti di bronzo, ed il molt’oro,
               e, meraviglie de’ telai, le vesti.
               Nulla mancava. Ed ora egli cercava
               la patria terra, e la piangeva, errando
               lungo la spiaggia del sonante mare.

110od.            O mia culla sorgente dal mare,
               mio nido sospeso alla rupe,
               te dunque non debbo trovare
               mai più?
                  Pergamo, Pergamo,
               115ardeva nel cielo corusco.
               Là, rosso di sangue, nell’atrio
               del re, tra le fiamme, tra gli ululi e i rantoli,
               udivo il sussurro del patrio
               mio fonte scorrente sul musco.
                    120Sui vortici, gli ululi e i rantoli,
               l’idolo d’Elena Argiva!