Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/194

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libro settimo 179

Trova, o carezze qui, chi altronde giunga.
Essi, fidando nelle ratte navi,45
Per favor di Nettuno il vasto mare
In un istante varcano: veloci
Come l’ale, o il pensier, sono i lor legni.
     Dette tai cose, frettolosa Palla
Gli entrava innanzi, e l’orme ei ne calcava.50
Nè i Feaci scorgeanlo andar tra loro:
Così volendo la possente Diva,
Pallade, che al suo ben sempre intendea,
E di sacra l’avvolse oscura nube.
Ulisse i porti, e i ben costrutti legni55
Maravigliava, e le superbe piazze,
Ove i Prenci s’assembrano, e le lunghe,
Spettacolo ammirando, eccelse mura
Di steccati munite e di ripari.
Ma non prima d’Alcinoo alle regali60
Case appressaro, che Minerva disse:
Eccoti, ospite padre, in faccia il tetto,
Che mi richiedi: là vedrai gli alunni
Di Giove, i Prenci, a lauta mensa assisi.
Cácciati dentro, e non temer: l’uom franco65
D’ogni difficoltate, a cui s’incontri,
Meglio si trae, benchè di lunge arrivi.
Pria la Regina, che si noma Arete,