Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/193

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178 odissea

     Ulisse intanto sorse, e il cammin prese
Della città. Ma l’Atenéa Minerva,20
Che da lui non torcea l’occhio giammai,
Di molta il cinse impenetrabil nebbia,
Onde nessun Feace o di parole,
Scontrandolo, il mordesse, o il domandasse
Del nome e della patria. Ei già già entrava25
Nell’amena città, quando la Diva
Gli occhi cerulea se gli fece incontro,
Non dissimile a vergine, che piena
Sul giovinetto capo urna sostenti.
Stettegli a fronte in tal sembianza, e Ulisse30
Così la interrogava: O figlia, al tetto
D’Alcinoo, che tra questi uomini impera,
Vuoi tu condurmi? Io forestier di lunge,
E dopo molti guai venni, nè alcuno
Della città conobbi, o del contorno.35
     Ospite padre, rispondea la Diva
Dai glauchi lumi, il tetto desiato
Mostrar ti posso di leggier: chè quello
Del mio buon genitor per poco il tocca.
Ma in silenzio tu seguimi, e lo sguardo40
Non drizzare ad alcun, non che la voce.
Render costoro agli stranieri onore
Non sanno punto, nè accoglienze amiche