Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/329

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314 odissea

D’alte menzogne inaspettato fabbro,
Scorger non sospettiam, quali benigna470
La terra qua e là molti ne pasce.
Leggiadria di parole i labbri t’orna,
Nè prudenza minor t’alberga in petto.
L’opre de’ Greci, e le tue doglie, quasi
Lo spirto della Musa in te piovesse,475
Ci narrasti così, ch’era un vederle.
Deh siegui, e dimmi, se t’apparve alcuno
Di tanti eroi, che veleggiaro a Troja
Teco, e spenti rimaservi. La Notte
Con lenti passi or per lo ciel cammina,480
E, finchè ci esporrai stupende cose,
Non fia chi del dormir qui si rammenti.
Quando parlar di te sino all’Aurora
Ti consentisse il duol sino all’aurora
Io penderei dalle tue labbra immoto.485
     V’ha un tempo, Alcinoo, di racconti, ed havvi,
Ulisse ripigliò, di sonni un tempo.
Che se udir vuoi più avanti, io non ricuso
La sorte di color molto più dura
Rappresentarti, che scampâr dai rischj490
D’una terribil guerra, e nel ritorno,
Colpa d’una rea donna, ohimè! periro.
     Poichè le femminili Ombre famose