Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/346

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LIBRO DUODECIMO.





     Poichè la nave uscì dalle correnti
Del gran fiume Oceáno, ed all’Eéa
Isola giunse nell’immenso mare,
Là, ’ve gli alberghi dell’Aurora, e i balli
Sono, e del Sole i lucidi Levanti,5
Noi dalla nave, che fu in secco tratta,
Scesi, e corcati su la muta spiaggia,
Aspettammo dell’Alba il sacro lume.
Ma come del mattin la bella figlia
Colorò il ciel con le rosate dita,10
Di Circe andaro alla magione alcuni,
Che dell’estinto Elpenore la fredda
Spoglia ne riportassero. Troncammo
Frassini, e abeti, e all’infelice amico
Dolenti il core, e lagrimosi il ciglio,15
L’esequie femmo, ove sporgea più il lido.
Nè prima il corpo, e le armi ebbe arse il foco,
Che noi, composto un tumulo, ed eretta