Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/347

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332 odissea

Sopravi una colonna, il ben formato
Remo infiggemmo della tomba in cima.20
     Mentr’eravamo al tristo ufficio intenti,
Circe, che d’Aide ci sapea tornati,
S’adornò, e venne in fretta, e con la Dea
Venner d’un passo le serventi Ninfe,
Forza di carni, e pan seco recando,25
E rosso vino, che le vene infiamma.
L’inclita tra le Dee stava nel mezzo,
E così favellava: O sventurati,
Che in carne viva nel soggiorno entraste
D’Aide, e di cui la sorte è due fïate30
Morir, quando d’ogni altro uomo è una sola.
Su via, tra i cibi scorra, ed i licori
Tutto a voi questo dì su le mie rive.
Come nel ciel rosseggerà l’Aurora,
Navigherete; ma il cammino, e quanto35
Di saper v’è mestieri, udrete in prima,
Sì che non abbia per un mal consiglio
Grave in terra, od in mare, a incorvi danno.
     Chi persuaso non sariasi? Quindi
Tra lanci piene, e coronate tazze,40
Finchè il Sol si mostrò, sedemmo a mensa.
Il Sol celato, ed imbrunito il Mondo,
Si colcaro i compagni appo la nave.