Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/354

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libro duodecimo 339

La Dea possente ci spedì un amico
Vento di vela gonfiator, che fido195
Per l’ondoso cammin ne accompagnava:
Sì che, deposti nella negra nave
Dalla prora cerulea i lunghi remi,
Sedevamo, di spingerci, e guidarci
Lasciando al timonier la cura, e al vento.200
     Qui, turbato del core, Amici, io dissi,
Degno mi par, che a tutti voi sia conto
Quel, che predisse a me l’inclita Circe.
Scoltate adunque, acciocchè tristo, o lieto,
Non ci sorprenda ignari il nostro fato.205
Sfuggire in pria delle Sirene il verde
Prato, e la voce dilettosa ingiunge.
Vuole, ch’io l’oda io sol: ma voi diritto
Me della nave all’albero legate
Con fune sì, ch’io dar non possa un crollo;210
E dove di slegarmi io vi pregassi
Pur con le ciglia, o comandassi, voi
Le ritorte doppiatemi, ed i lacci.
     Mentre ciò loro io discopria, la nave,
Che avea da poppa il vento, in picciol tempo215
Delle Sirene all’isola pervenne.
Là il vento cadde, ed agguagliossi il mare,
E l’onde assonnò un Demone. I compagni