Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/359

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344 odissea

E, l’onda il seno aprendo, un’azzurrigna
Sabbia parea nell’imo fondo: verdi320
Le guance di paura a tutti io scôrsi.
Mentre in Cariddi tenevam le ciglia,
Una morte temendone vicina,
Sei de’ compagni, i più di man gagliardi,
Scilla rapimmi dal naviglio. Io gli occhi325
Torsi, e li vidi, che levati in alto
Braccia, e piedi agitavano, ed Ulisse
Chiamavan, lassi! per l’estrema volta.
Qual pescator, che su pendente rupe
Tuffa di bue silvestre in mare il corno330
Con lunghissima canna, un’infedele
Esca ai minuti abitatori offrendo,
E fuor li trae dall’onda, e palpitanti
Scagliali sul terren: non altrimenti
Scilla i compagni dal naviglio alzava,335
E innanzi divoravali allo speco,
Che dolenti mettean grida, e le mani
Nel gran disastro mi stendeano indarno.
Fra i molti acerbi casi, ond’io sostenni,
Solcando il mar, la vista, oggetto mai340
Di cotanta pietà non mi s’offerse.
     Scilla, e Cariddi oltrepassate, in faccia
La feconda ci apparve isola amena,