Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/361

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346 odissea

Or chi fuggir potrà l’ultimo danno,
Dove repente un procelloso fiato370
Di mezzodì ci assalga, o di Ponente,
Che, de’ Numi anco ad onta, il legno sperda?
S’obbedisca oggi alla divina notte,
E la cena nell’isola s’appresti.
Come il dì spunti, salirem di nuovo375
La nave, e nell’immensa onda entreremo.
     Questa favella con applauso accolta
Fu dai compagni ad una; e io ben m’avvidi,
Che mali un Genio prepotente ordia.
Euriloco, io risposi, oggimai troppa,380
Tutti contro ad un sol, forza mi fate.
Giurate almeno, e col più saldo giuro,
Che, se greggi troviam, troviamo armenti,
Non sia chi, spinto da stoltezza iniqua,
Giovenca uccida, o pecorella offenda:385
Ma tranquilli di ciò pasteggerete,
Che in don vi porse la benigna Circe.
Quelli giuraro, e non sì tosto a fine
L’invïolabil giuro ebber condotto,
Che la nave nel porto appo una fonte390
Fermaro, e ne smontaro, e lauta cena
Solertemente apparecchiâr sul lido.
Paga delle vivande, e de’ licori