Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/44

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libro secondo 29

Costui, penso, esser dee. Che che s’aggiri
Per la sua mente, il favorisca Giove!45
     Telemaco gioía di tali accenti,
Quasi d’ottimo augurio, e sorto in piedi,
Chè il pungea d’arringar giovane brama,
Trasse nel mezzo, dalla man del saggio
Tra gli araldi Pisenore lo scettro50
Prese, e ad Egizio indi rivolto, O, disse,
Buon vecchio, non è assai quinci lontano
L’uom, che il popol raccolse: a te dinanzi,
Ma qual, cui punge acuta doglia, il vedi.
Non di gente, che a noi s’appressi armata,55
Nè d’altro, da cui penda il ben comune,
Io vegno a favellarvi. A far parole
Vegno di me, d’un male, anzi di duo,
Che aspramente m’investono ad un’ora.
Il mio padre io perdei? Che dico il mio?60
Popol d’Itaca, il nostro: a tutti padre
Più assai, che Re, si dimostrava Ulisse.
E a questa piaga ohimè! l’altra s’arroge,
Che ogni sostanza mi si sperde, e tutta
Spiantasi dal suo fondo a me la casa.65
Nojoso assedio alla ritrosa madre
Poser de’ primi tra gli Achivi i figli.
Perchè di farsi a Icario, e di proporgli