Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/499

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118 odissea

Spargere il vide in solitario scoglio,
Soggiorno di Calipso, inclita Ninfa,170
Che rimandarlo niega; ond’ei, cui solo
Non avanza un naviglio, e non compagni,
Che il careggin del mar su l’ampio dorso,
Star gli convien della sua patria in bando.
Ciò in Isparta raccolto, io ne partii;175
E un vento in poppa m’inviaro i Numi,
Che rattissimo ad Itaca mi spinse.
     Con tai voci Telemaco alla madre
L’anima in petto scompigliava. Insorse
Teocliméno allora: O veneranda180
Della gran prole di Laerte donna,
Tutto ei già non conobbe. Odi i miei detti:
Vero, e intégro sarà l’oracol mio.
Primo tra i Numi in testimonio Giove,
E la mensa ospital chiamo, ed il sacro185
Del grande Ulisse limitar, cui venni:
Lo sposo tuo nella sua patria terra
Siede, o cammina, le male opre ascolta,
E morte a tutti gli orgogliosi Proci
Nella sua mente semina. Mel disse190
Chiaro dal cielo un volator, ch’io scorsi,
E al tuo figlio mostrai, sedendo in nave.
     E la saggia Penelope: Deh questo,