Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/503

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122 odissea

Ma poichè solo alle tristi opre intese,
Travagliar non vorrà, vorrà più presto,270
Di porta in porta domandando, un ventre
Pascere insazïabile. Ma senti
Cosa, che certo avvenir dee. Se all’alta
Magion s’accosterà del grande Ulisse,
Molti sgabelli di man d’uom lanciati275
Alla sua testa voleranno intorno,
E le coste trarrannogli di loco.
     Ciò disse, ed appressollo, e nella coscia
Gli diè d’un calcio, come stolto ch’era,
Nè dalla via punto lo smosse: fermo280
Restava Ulisse, e in sè volgea, se l’alma
Col nodoso baston torgli dovesse,
O in alto sollevarlo, e su la nuda
Terra gettarlo capovolto. Ei l’ira
Contenne, e sopportò. Se non ch’Euméo285
Al caprar si converse, e improverollo,
E, levate le man, molto pregava:
O belle figlie dell’Egïoco, Ninfe
Najadi, se il mio Re v’arse giammai
D’agnelli, e di capretti i pingui lombi,290
Empiete il voto mio. Rieda, ed un Nume
La via gli mostri. Ti cadria, caprajo,
Quella superbia dalle ardite ciglia,