Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/63

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
48 odissea

Teneangli. Indi con l’anfore, e con gli otri,
Come d’Ulisse il caro figlio ingiunse,520
Tornaro, e il carco nella salda nave
Deposero. Il garzon sopra vi salse
Preceduto da Pallade, che in poppa
S’assise; accanto ei le sedea: la fune
I remiganti sciolsero, e montaro525
La negra nave anch’essi, e i banchi empiero.
Tosto la Dea dalle cerulee luci
Chiamò di verso l’Occidente un vento
Destro, gagliardo, che battendo venne
Su pel tremolo mar l’ale sonanti.530
Mano, mano agli attrezzi, allor gridava
Telemaco; ov’è l’albero? I compagni
L’udiro, e il grosso, e lungo abete in alto
Drizzaro, e l’impiantaro entro la cava
Base, e di corda l’annodaro al piede:535
Poi tiravano in su le bianche vele
Con bene attorti cuoi. Gonfiò nel mezzo
Le vele il vento; e forte alla carena
L’azzurro mar romoreggiava intorno,
Mentre la nave sino al fin del corso540
Su l’elemento liquido volava.
Legati i remi del naviglio ai fianchi,
Incoronaro di vin maschio l’urne,