Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/655

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274 odissea

Senza dubbio gl’Iddj. Perchè ti prendi
Gioco di me, cui sì gran doglia preme,20
Favole raccontandomi, e mi scuoti
Da un sonno dolce, che abbracciate, e strette
Le mie tenea care palpebre? Io mai,
Dacchè Ulisse levò nel mar le vele
Per la malvagia innominanda Troja,25
Così, no, non dormíi. Su via, discendi,
Balia, e ritorna onde movesti, e sappi,
Che se tali novelle altra mi fosse
Delle mie donne ad arrecar venuta,
E me dal sonno scossa, io rimandata30
Tostamente l’avrei con modi acerbi:
Ma giovi a te, che quel tuo crin sia bianco.
     Diletta figlia, ripigliò la vecchia,
Io di te gioco non mi prendo. Ulisse
Capitò veramente, ed il suo tetto35
Rivide al fin: quel forestier da tutti
Svillaneggiato nella sala è Ulisse.
Telemaco il sapea: ma scortamente
I paterni consigli in sè celava,
Delle vendette a preparar lo scoppio.40
     Giubbilò allor Penelope, e, di letto
Sbalzata, al seno s’accostò la vecchia,
Lasciando ir giù le lagrime dagli occhi,