Pagina:Ojetti - L'Italia e la civiltà tedesca, Milano, Ravà, 1915.djvu/14

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sotto l’influsso olandese; quella di Augusta sotto l’influsso della Rinascenza italiana. Alla commozione mistica queste pitture arrivano con l’osservazione minuta, spasmodica e quasi crudele della realtà. L’espressione domina la bellezza, e un’allegria provinciale e ridanciana emana ancora dai ritratti, dai gruppi maliziosi, dai nudi femminili di Luca Cranach ornati senza eleganza solo d’un gran cappello o d’una grave collana d’oro. E Luca Cranach che viveva a Wittemberg quando Lutero affisse le sue Tesi alla porta della chiesa del Castello, che di Lutero fu intimo, che fu per anni protetto come Lutero da Federico il Saggio, Elettore di Sassonia e patrono della Riforma, è ben più tipicamente tedesco dell’Holbein per tanti anni spatriato, del Dürer che tanto dovette agli italiani, che più di qualunque altro artista tedesco fino a Goethe s’affaticò a studiare e ad assimilare il nostro umanesimo e la cultura classica, che infine, se riuscì a dare un’arte austera e solenne alla Riforma luterana coi Quattro evangelisti ora a Monaco, vi riuscì solo grazie a quei soccorsi latini. Ma più di tutte le arti, il teatro tedesco di quel tempo, grossolano e indecente anche al confronto della nostra Mandragola e della nostra Calandra dove un riflesso di commedia antica nobilita ogni più ardua battuta, ritrae i costumi tedeschi.

Ora le pretese pecuniarie del papato nella vendita delle indulgenze, le decime e le altre infinite esazioni e vessazioni ecclesiastiche, gli abusi dell’alto clero feudaleggiante, militaresco e proprietario d’un terzo delle terre tedesche, dovettero offendere quelle coscienze di buoni borghesi al banco più d’ogni altro vizio della corte di Roma. Non dico cose nuove. Un gran tedesco, Federico II, ha dichiarato nettamente che la Riforma tedesca fu solo effetto dell’interesse.