Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/193

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e sostò un momento in cerca d’altre parentele, non le trovò e venne al sodo; – L’automobile è del ministro del Lavoro. Abbiamo da lui alle undici la riunione dei tessili, ed egli gentilmente me la manda alle nove per questa escursione. È un’automobile modesta, non molto grande.... A questo punto dalla finestra aperta, in fondo alla piccola sala si udirono due o tre colpi secchi, di fucile. Poi i colpi presero l’aire, si ripeterono sillabati e continui come colpi di mitragliatrice. Tutti erano balzati in piedi. I più correvano nelle sale accanto. Micio bravamente si pose in piedi tra la finestra e Flora, per ripararla dalle pallottole. Il deputato apoplettico ch’era seduto a capotavola scivolò agilmente, da seduto, in ginocchio chinando il capo per raggomitolarsi tutto sotto il livello del davanzale, e il maestro di scuola lo imitò con tanta fretta che attaccandosi a un lembo della tovaglia rovesciò due bottiglie. Il russo prima provò ad uscire, ma la porta era stretta e dieci persone facevano ressa per varcarla. Allora afferrò un tavolino e senza curarsi del vasellame che v’era su, se lo alzò con le due mani fino al petto, le quattro gambe contro il nemico. — È un motore, – gridava Nestore – è un motore, – ma vedendo che non l’ascoltavano, agile, scansate le tende, saltò sul davanzale e balzò in strada per far tacere quel fragore mortale. Il parapiglia era durato un minuto, meno d’un