Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/213

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La storia d’Italia. Nestore ebbe la bontà di sorridere e di chiudere una tendina perchè un raggio di sole veniva a ferirmi proprio negli occhi. Poi mi ripetè: — Che desideravi? Gli domandai in prestito un deputato dei suoi, con le parole stesse del sindaco Pópoli. A quel nome non battè ciglio. Se Pópoli fosse stato scapolo, la faccia del mio Nestore non sarebbe stata più indifferente. Calcolò, guardandosi l’orologio sul polso, chi dei suoi deputati poteva a quell’ora trovarsi alla Camera; pronunciò due o tre nomi potenti; mi pregò d’aspettare finchè egli avesse telefonato; mi offrì intanto la distrazione della lettura indicandomi con un gesto una tavola coperta da riviste e da giornali: — Sono quasi tutti giornali e riviste borghesi. Ce le mandano in omaggio, – ed uscì. Presi la Nuova Antologia, mi riaccomodai sul divano e mi sprofondai nella lettura d’un articolo del professore Ugo Ancona che ha lo stile amichevole e la cifra facile. Non era passata mezz’ora quando Nestore riapparve. — Alle diciassette l’onorevole Pazzotti vi aspetta al caffè Guardabassi davanti al Parlamento. Vi condurrà lui dal sottosegretario agl’Interni. — L’ha avvertito? — Non ce n’è bisogno. Entra quando vuole. Io corsi dal sindaco che m’aspettava all’albergo, e prima delle diciassette eravamo al caffè Guardabassi in attesa. M’ero dimenticato di chiedere