Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/27

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integrata dalla rivoluzione. – Mentre altri, e fra questi c’ero io, si consolavano: – Pazienza. Il mondo sarà migliore quando i ragazzi che han fatta la guerra, saranno diventati uomini e la governeranno. Forse non avevo torto, ma sono vecchio e la pazienza d’aspettare non è la virtù della mia età. Anzi la verità si è che io comincio a perderla questa pazienza e a stancarmi di questa fede che ha bisogno d’essere ogni sera ricaricata come un orologio. A occhio e croce, mi pare addirittura che contro tutte le promesse gli uomini sieno diventati con la guerra peggiori e questa nostra povera terra ridotta ad essere il manicomio del sistema solare; e che mai si siano veduti Governi e popoli così alla deriva, e omicidii truffe e rapine tanto frequenti e feroci, e le più semplici verità tanto misconosciute, e le parole tanto lontane dai fatti. Insomma, a certe ore, in questo mio bugigattolo, io mi sono ritrovato a domandarmi come una qualunque massaia che non sa più che cosa comprare in mercato: – Torneranno i bei tempi di prima della guerra? – E quando mi pongo questa domanda tristissima, ho vergogna di me stesso, nè ad altri oso porla; perchè, sì, a te che la leggerai fra mezzo secolo, oso scriverla qui dietro la porta ben chiusa, ma ad alta voce, in pubblico, non la formulerò mai. Un mio collega tornato dalla Versilia, narrava, l’anno scorso, che non so quale potente società industriale nata nella frenesia della guerra aveva impostato sopra uno scalo in mezzo alla pineta