Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/304

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ma ricomincerà. – La folla, dopo le stragi della guerra, era come la vedova che piangendo il marito, chiama la sarta: onestamente pensando che solo la sarta può consolarla, darle cioè, tanto per cominciare, un’immagine di donna racconsolata. Ma davanti alle nuove pene, fami, debiti, sommosse e terremoti la folla di questi consolabili diminuiva ogni giorno. Pareva che l’umanità, esausta dopo le prove di quell’inferno, si rassegnasse a morire in sincerità, spaventata dal vedersi nuda e tanto brutta. Chi poteva restituirle la salutevole fede nella bugia e nel progresso? Per fortuna c’erano i Parlamenti. Solo il Parlamento poteva restituirle quella fede; cioè gli avvocati che del parlamento sono, com’è giusto, l’anima e la voce; cioè quelli che più francamente accettano sul serio le opinioni provvisoriamente utili, le opinioni delle quali hanno bisogno i clienti per la propria salvezza. E Nestore s’è dato alla politica, ha magari sperato d’andare in parlamento. Chi è che nel parlamento aveva ancóra non solo la suddetta fede, ma addirittura la religione del dio Progresso, con tutti i riti, le formule, le giaculatorie, le genuflessioni, i sacrifici, magari, se cápita, umani? I socialisti. E Nestore, generosamente, s’è fatto socialista. Chi tra i socialisti è più rispettato, meglio organizzato, più temuto, meglio pagato? I ferrovieri. E Nestore s’è fatto ferroviere. E l’umanità, gira gira gira, è stata ricaricata e ha ripreso l’aire. Caro Nestore.... Adesso che me lo spiego, gli voglio più bene. L’uomo è migliore di tutte le