Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/48

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personaggio sulla scena; perchè dopo il teatro noi si va a casa e a letto, quelli di prima, tutt’al più con un incerto desiderio e curiosità d’essere in sogno, tra due guanciali, per un attimo o per un’ora, quel personaggio. E tutto finisce lì, con un sospiro o uno sbadiglio. Perciò, credo, l’Italia ha avuto tanti santi: intendo, per questa nativa capacità di capire i peccatori e di perdonare così i loro peccati. Certo questo non ci dà una coscienza fiera chiusa gelosa e guerriera dove custodire accigliati la nostra fede armata: una coscienza dove la fede sia un po’ in trono e un po’ in prigione. La nostra coscienza è invece aperta e solatìa, l’orto di casa; e su gli arboscelli fioriti di questo nostro verziere, ci piace immaginare che a un soffio d’aria voli il polline dei fiori dagli altri giardini vicini o lontani, e si poggino gli augelli di passaggio e cantino, e la rama dondoli a lungo quando essi se ne sono spiccati.... Troppe parole per dire che, ad avere proprio in casa un socialista, e nella persona di mio figlio, mi sarebbe stato impossibile e mi sarebbe sembrato inutile e, per giunta, comico maledirlo. L’importante in un uomo, non è il partito, è il cervello. Quello che in Nestore m’addolorava, era vederlo così lontano dai libri, dalla scrittura, dalla tradizione, dalla meditazione, dalla professione disinteressata, da ogni arte, come una volta si diceva, liberale, tutto politica, giornali e cinematografo, beato di vivere tra compagni senza finezza e senza cultura, così ch’egli mi sembrava estraneo, vuoto, leggero, in balìa del