Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/84

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Bravo, ci pensi, e poi mi scriva. Una persona seria, a modo, ben veduta. Socialista? No, non importa. Per un lavoro come questo è preferibile che appartenga a un partito medio, radicale o liberale: meglio, a nessun partito. Grazie, sa. M’affido a lei. La moglie la lasciò con Giacinta che, povera donna, aveva gli occhi già gonfi dal sonno. A mezzanotte sarebbe tornato da noi, avrebbe trovato l’automobile per raggiungere alla stazione il diretto di Roma alle 24 e minuti. Io l’accompagnai fuori. Aveva già un piede in strada quando afferrò Nestore pei risvolti della giacca: — E il cameriere? Voglio ringraziare il cameriere. Pippo era in cucina a mangiare. Accorse infilandosi la giacchetta. E là dove noi poveri borghesi avremmo deposto furtivamente un foglio da cinque lire, l’onorevole mise addirittura le cinque dita della sua destra, stringendo con fraterno vigore la mano di Pippo e ripetendogli la sua riconoscenza e soddisfazione. Uscii ultimo e, voltandomi per chiudere la porta, vidi nell’androne il povero Pippo che a testa bassa cercava se sul pavimento fosse caduto il foglio che non s’era ritrovato nelle mani. Quelli se ne andarono alla Camera del Lavoro; io su al Circolo dove fui súbito attorniato dai soci che volevano notizie. – Ci sarà lo sciopero? Non ci sarà? – Giuravo di non saper niente e non ci credevano. Un’ora dopo giunse il sottoprefetto dalla prefettura e ci annunciò che alla Camera