Pagina:Olanda.djvu/15

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l’olanda. 3

vasti laghi tempestosi, come mari che si toccavano l’un l’altro; paludi accanto a paludi; sterpeti dietro sterpeti; immense foreste di pini, di quercie e d’ontani, percorse da stormi di cavalli indomiti, nelle quali, come dice la tradizione, si sarebbe potuto far delle leghe passando d’albero in albero senza toccare la terra. Le baie profonde portavano fin nel cuore del paese la furia delle tempeste boreali. Alcune provincie sparivano una volta all’anno sotto le acque del mare, ed erano pianure fangose, nè terra nè acqua, sulle quali non si poteva nè camminare nè navigare. I grandi fiumi che non avevano inclinazione bastante per discendere al mare erravano qua e là come incerti della via da seguire e s’addormentavano in grandi stagni fra le sabbie della costa. Era un paese sinistro, corso da venti furiosi, flagellato da pioggie ostinate, velato da una nebbia perpetua, nel quale non s’udiva che il muggito delle onde e le voci delle fiere e degli uccelli marini. I primi popoli che ebbero il coraggio di piantarvi le tende, dovettero innalzare colle proprie mani dei monticciuoli di terra per salvarsi dagli straripamenti dei fiumi e dalle invasioni dell’oceano, e vivere su quelle alture come naufraghi su isole solitarie, scendendo al ritirarsi delle acque per cercare un nutrimento nella pesca e nella caccia, e raccogliere le uova deposte dagli uccelli marini sulle sabbie. Cesare, passando, nominò pel primo quei popoli. Gli altri storici latini parlarono con pietoso rispetto di que’ barbari intrepidi che vivevano su