Pagina:Olanda.djvu/23

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l’olanda. 11

e si ritrasformano questi laghi in praterie. E così il paese si altera, si corregge e cangia aspetto secondo le violenze dell’acqua e i bisogni dell’uomo. E percorrendolo colla più recente carta geografica alla mano, si può essere sicuri che quella carta sarà inutile fra qualche anno, perchè mentre lo si percorre, vi son dei golfi che a poco a poco spariscono, dei tratti di terra in procinto di staccarsi dal continente, e dei grandi canali che s’aprono per portar la vita in terre disabitate.

Ma l’Olanda fece ben più che difendersi dall’acqua, se ne impadronì. L’acqua era il suo flagello, ne fece la sua difesa. Se un esercito straniero invade il suo territorio, essa apre le dighe e scatena il mare ed i fiumi, come li scatenò contro i Romani, contro gli Spagnuoli, contro l’esercito di Luigi XIV, e difende le città di terra colle flotte. L’acqua era la sua miseria, ne fece la sua ricchezza. Su tutto il paese si stende una immensa rete di canali che servono insieme come vie di comunicazione e ad irrigare le terre. Le città comunicano col mare per mezzo di canali; canali vanno da città a città, legano le città ai villaggi, i villaggi fra loro, ogni villaggio coi casolari sparsi per la campagna; e canali minori cingono i poderi, i pascoli, gli orti, fan l’ufficio di muri di cinta e di siepi; ogni casa è un piccolo porto. I bastimenti, i barconi, le barchette, le zattere percorrono la campagna, attraversano i villaggi, girano fra le case e solcano il paese in tutte le direzioni come in altri luoghi