Pagina:Olanda.djvu/230

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218 L'AJA.

volge al tramonto, le manda, a traverso i faggi giganteschi, il suo sfolgorante saluto.

Quando c’è la neve indurita, si fan le corse sulle slitte. Ogni famiglia ne ha una, e all’ora della passeggiata si vedono uscire a centinaia. Passano volando in lunghe file, a due, a tre di fronte; alcune della forma di conchiglia, altre di cigni, di draghi, di barche, di cocchi, dorate e variopinte, tirate da cavalli coperti di ricche pelliccie e di drappi magnifici, colla testa ornata di pennacchi e di nappe e gli arnesi tempestati di chiodi scintillanti; e portan signore vestite di martora, di castoro e di volpe di Siberia. I cavalli scuotono la testa circonfusa dai vapori della traspirazione e la criniera imperlata dal gelo e le slitte saltellano; la neve vola all’intorno simile ad una schiuma d’argento, e il treno splendido e sfrenato passa e dispare come un turbine muto sopra un campo di gigli e di gelsomini. Di notte, quando si fan le corse colle fiaccole, quelle migliaia di fiammelle che volano e s’inseguono per la città silenziosa, gettando lividi bagliori sui ghiacci e sulla neve, offrono l’immagine d’una gran battaglia infernale, alla quale presieda, dalla cima della torre del Binnenhof, lo spettro di Filippo II.

Ma, ahimè! tutto decade, anche l’inverno, e con esso l’arte del patinamento e l’uso delle slitte. Da molti anni agli inverni rigidi s’alternano in Olanda degl’inverni tanto miti, che non solo non gelano più i grandi fiumi; ma neanco i piccoli canali della città. Ne segue che i patinatori, rimasti troppo