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L'AJA. 219

tempo fuori d’esercizio, non si arrischiano più a dare spettacolo pubblico, quando l’occasione si presenta; e così a poco a poco se ne ristringe il numero, e il bel sesso specialmente si disavvezza dal ghiaccio. Nell’inverno dell’anno scorso non si patinò quasi punto; nell’inverno di quest’anno non s’è fatto un solo concorso, e non si è vista neanche una slitta. Voglia il cielo che questo deplorevole stato di cose non duri, che l’inverno ritorni ad accarezzare l’Olanda colla sua gelida zampa d’orso polare, che la bell’arte del patinare si rialzi col suo manto di neve e colla sua corona di diacciuoli. Annunzio intanto la prossima pubblicazione d’un’opera intitolata Il Patinamento, intorno alla quale lavora da molti anni un deputato degli Stati d’Olanda, opera che sarà la storia, l’epopea e il codice dell’arte, a cui tutti i patinatori e le patinatrici d’Europa potranno attingere insegnamenti e ispirazioni.


Per tutto il tempo che stetti all’Aja frequentai il principale club della città, composto di più di duemila soci, che occupa tutto un palazzo vicino al Binnenhof; e là feci le mie osservazioni sul carattere olandese.

Oltre la biblioteca, la stanza da pranzo e le stanze da gioco, v’è un salone per la conversazione e la lettura dei giornali, pieno zeppo di gente dalle quattro della sera fino a mezzanotte. Vi sono artisti, professori, negozianti, deputati, impiegati, ufficiali. La maggior parte ci vanno a bere un bic-