Pagina:Olanda.djvu/270

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258 LEIDA.

è in un antico convento. Non si può, senza un sentimento di profondo rispetto, entrare nella gran sala del Senato accademico dove si vedono i ritratti di tutti i professori che si succedettero dalla fondazione dell’Università fino ai nostri giorni: fra i quali Giusto Lipse, il Vossius, l’Heinsius, il Gronovius, l’Hemsterhuys, il Ruhneken, il Valckenaer, il grande Scaligero, che gli Stati d’Olanda fecero invitare a Leida per mezzo di Enrico IV; i due famosi Gomarius e Arminius, che provocarono la gran lotta religiosa definita dal sinodo di Dordrecht; il celeberrimo medico leidese Boerhaave, alle lezioni del quale assisteva Pietro il Grande, e accorrevano a lui malati da tutti i paesi del mondo, e gli era recapitata una lettera d’un mandarino chinese senz’altro indirizzo che all’illustre Boerhaave, medico in Europa.

Ora, questa gloriosa Università, benché abbia ancora dei professori illustri, è decaduta; i suoi studenti, che furono in altri tempi più di duemila, son ridotti a poche centinaia; l’insegnamento che vi si dà non può più rivaleggiare con quello delle università di Berlino, di Monaco, di Weimar. Principalissima cagione di questa decadenza è il numero soverchio delle università olandesi (che, oltre quella di Leida, ve n’ha una a Utrecht e una a Groninga e un ateneo ad Amsterdam); donde segue che i musei, le biblioteche, i professori eminenti, i quali raccolti in una sola città potrebbero formare una Università eccellente, sparpagliati come sono, non